In cammino lungo la Eastern Migration Route, dal Corno d’Africa all’Arabia Saudita

↖ Somaliland, Somaliland, (2025). Un gruppo di migranti etiopi attraversa il Somaliland. Seguono la strada principale, ma deviano quando incontrano pattuglie di polizia e posti di blocco.
↖ Berbera, Somaliland, (2025). Un gruppo di giovani migranti etiopi riposa all'ombra di un monumento raffigurante il Corano.
↑ Wajale, Etiopia, (2025). La città di frontiera di Wajale, al confine tra Etiopia e Somaliland. È da qui che transitano numerosi traffici, leciti e illeciti, e dove i dalala fanno attraversare il confine ai migranti.
© Marco Simoncelli

 

Ogni anno, centinaia di migliaia di persone lasciano il Corno d’Africa dirette verso l’Arabia Saudita. Questa rotta migratoria, conosciuta come Eastern Migration Route, è una delle più trafficate al mondo, ma anche tra le meno raccontate. 

Il reportage segue il viaggio di persone migranti che partono dall’Etiopia, in particolare dalla regione dell’Oromia, attraversano il Somaliland - territorio autonomo della Somalia che ha dichiarato l’indipendenza nel 1991, ma non è riconosciuto dalla comunità internazionale - e raggiungono il Puntland, nel nord-est del Paese. Da qui, molti si imbarcano per attraversare il Golfo di Aden verso lo Yemen, ultima tappa prima dell’ingresso in Arabia Saudita.

L’inchiesta si concentra sul segmento somalo della rotta, uno dei meno documentati e più pericolosi. A differenza del corridoio che passa per Gibuti, maggiormente monitorato e parzialmente assistito dalle organizzazioni internazionali, il percorso attraverso la Somalia resta in gran parte invisibile, caratterizzato da una forte carenza di dati e da diffuse forme di violenza, sfruttamento e traffico di esseri umani. Lungo il tragitto, le persone migranti sono esposte a detenzioni arbitrarie, estorsioni, abusi e violenze sistematiche, oltre a un crescente rischio di reclutamento da parte di gruppi armati. 

Attraverso testimonianze dirette raccolte sul campo, l’inchiesta documenta non solo il viaggio, ma anche le sue conseguenze: famiglie che si indebitano per finanziare la partenza di giovani che, una volta giuntə in Arabia Saudita, si ritrovano spesso in condizioni di sfruttamento lavorativo o di detenzione.

 

↖ Dire Dawa, Etiopia, (2025). Il lasciapassare sgualcito con cui Yasin Oumer è stato espulso in Etiopia dopo essere stato detenuto in Arabia Saudita.
↑ Dire Dawa, Etiopia, (2025). Un autobus è in attesa di partire dalla stazione di Dire Dawa, da cui molti migranti iniziano il viaggio lungo la rotta migratoria orientale, sia verso Gibuti sia attraverso la Somalia.
© Marco Simoncelli

 

Il team

Marco Simoncelli • fotogiornalista, FADA Collective

Gisa Tunbridge • giornalista

 

Come è nata l’inchiesta

Il progetto nasce dall’osservazione diretta del contesto etiope, uno dei principali paesi di origine della Eastern Route, dove Marco Simoncelli lavora come corrispondente per diversi media internazionali dal 2024. In un paese segnato da una rapida crescita demografica, dalla scarsità di opportunità economiche e dalle conseguenze di anni di conflitti, la partenza rappresenta per moltə giovani una delle poche prospettive disponibili.

Nonostante coinvolga centinaia di migliaia di persone, la migrazione cosiddetta “sud-sud” continua a occupare uno spazio marginale nel dibattito pubblico sulle migrazioni. Il racconto mediatico internazionale si concentra prevalentemente sulle rotte mediterranee verso l’Europa o, nel caso della Eastern Migration Route, sul corridoio che attraversa Gibuti. Il percorso che passa per la Somalia, invece, resta poco documentato e scarsamente monitorato, anche a causa delle difficili condizioni di accesso al territorio.

È da questa lacuna che nasce il progetto, con l’obiettivo di seguire e documentare il tratto meno visibile di una delle rotte migratorie più percorse al mondo. Il lavoro sul campo si è svolto tra Etiopia e Somalia, attraversando aree difficili da raggiungere e caratterizzate da una presenza limitata di osservatori internazionali.

 

↖ Bosaso, Puntland (Somalia), (2025). Alla periferia di Bosaso si trova un accampamento informale che ospita sfollati interni e migranti etiopi in transito lungo la Eastern Migration Route.
↑ Merero, Puntland (Somalia), (2025). La spiaggia di Merero. Fino a poco tempo fa questo tratto di costa era uno dei principali punti d'imbarco utilizzati dai trafficanti della Eastern Migration Route.
↓ Bosaso, Puntland (Somalia), (2025). Un agente della polizia del Puntland pattuglia la spiaggia di Bosaso, città che circa dieci anni fa era considerata l'epicentro della pirateria nel Corno d'Africa.
© Marco Simoncelli

 

Dove si legge, guarda o ascolta

The New Humanitarian, 3 novembre 2025

↗ Along Somalia’s overlooked migration trail, dangers lie in wait

 

 

 

Radiotelevisione Svizzera Italiana (RSI), 14 luglio 2025

↗ Sulla rotta dell’Est

 

The New Humanitarian, 26 maggio 2025

↗ Young Ethiopians risk all to reach Saudi Arabia

 

The New Humanitarian, 23 aprile 2025

↗ Ethiopia’s frustrated youth and South-South migration

 

Chi ci ha sostenutə

Parte del progetto è stata realizzata grazie al supporto di Caritas Somalia, che ha contribuito all’organizzazione logistica della missione in Somalia nel 2025.

 

Oltre la pubblicazione

Il progetto è stato presentato attraverso una mostra fotografica itinerante, organizzata in diverse città italiane in collaborazione con Caritas, contribuendo a far conoscere una delle rotte migratorie meno raccontate e meno conosciute dal pubblico europeo.

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